Addio La Stampa

Cara La Stampa,

conseguente al vostro video (I ciclisti invadono Roma ma è festa a metà) la mia decisione di non comprare più nessuna copia de La Stampa e relative pubblicazioni, e neanche più di visitare il relativo sito.

Il mio non è un attacco al vostro giornale o ai vostri collaboratori (per molti che cercano di fare bene il loro lavoro mi dispiace). Però, se devo spendere soldi o impiegare il mio tempo, non voglio certo farlo per un giornale che fa disinformazione o difende a priori certe posizioni (magari dettate dall’alto). Se siete incapaci a raccontare la realtà dei fatti o siete capaci ma la piegate per partito preso mi domando che cosa ci raccontiate quando gli argomenti trattati riguardano temi i cui interessi sono ben più appetibili rispetto alla ciclabilità italiana.

Non intendo fare nessun boicotaggio. Non faccio nessun invito a non acquistare le vostre pubblicazioni. Probabilmente c’è qualcuno a cui piace leggere le fandonie che raccontate e trova piacere ad indignarsi ogni volta. Io non ho più voglia di essere indignato per voi, tra l’altro di Torino, come me. L’indignazione si è trasformata in frustrazione e a volte in vergogna.

Il pezzo di Gianluca Nicoletti è un falso. Non ha raccontato ciò che è stata la manifestazione. Ha trovato e selezionato del materiale per avvalorare la propria tesi. Non l’ha fatta passare per un commento (che ci sta), ma con il tono ci ha fatto intendere che era cronaca imparziale. Tecnica video banale ma buona per farcelo credere: nessun montaggio, rumori di fondo, l’appunto su una signora quasi da far sembrare una cronaca in diretta. Ma sono tutte balle. Prima falsità: Nicoletti dice che la gente è ferma, non si muove; è logico se non ti hanno dato l’autorizzazione a fare una manifestazione itinerante ma solo statica. E per lo stesso motivo alcune persone si siedono per terra per riposarsi e non per anticipare il flash mob; e poi quel commento tuttostronzo “dovrebbero (far finta di n.d.a.) essere morti, ma sono solo tramortiti”. Seconda falsita: “il problema, in realtà, più che le automobili sono i ciclisti della domenica”: che statistiche segrete ha Gianluca Nicoletti? Quanti ciclisti domenicali hanno causato incidenti mortali ad altri ciclisti? Eppure è un giornalista con una certa esperienza. Mi domando quante balle ci ha raccontato fino adesso. Oppure è vittima dell’editore che gli ha imposto di delegittimare l’evento? E come biasimarlo, deve mangiare anche lui. Lui mangia e gli altri vengono uccisi sulle strade. Ma tanto chissenefrega. Basta avere la macchina. E la FIAT di macchine ne ha da vendere. E anche tante. Infatti sono invendute.

Pubblicato su L'amore vincerà
9 comments on “Addio La Stampa
  1. gentile signore di cui non vedo il nome, Le rispondo a titolo assolutamente personale, visto che per lei è bugiardo chi non ha il suo punto di vista, se possibile lo esprima con meno livore …Non merita tanta dietrologia un video fatto al volo con l’ iPad.

    Io vado in bici come lei e come tante altre persone, lo faccio come posso e quando posso, non ce l’ ho con nessuno che faccia scelte diverse, ma soprattutto non penso ci sia qualcuno che abbia il diritto a proclamarsi portatore unico dell’ “orgoglio del ciclista”, come lei fa, tanto da sentirsi in dovere di difendere un’ intera categoria.

    La manifestazione l’ ho raccontata nel pezzo pubblicato dal giornale e che qui sotto le riporto. Quel video non aveva nessuna pretesa di essere esaustivo era solo un mio punto di vista, mi lasci il diritto di esprimerlo. Non ho nessuna tesi precostituita sul bici pensiero, ho solo assistito a una manifestazione, popolata, ma secondo me riuscita a metà, l’ ho raccontata come si può farlo in 45 righe.

    Gianluca Nicoletti

    ———————————————————————

    La manifestazione dei ciclisti è affondata nel ventre molle del pomeriggio romano. Erano decine di migliaia, come giurano gli organizzatori, i pedalatori dell’ annunciatissima kermesse “Salvaiciclisti”, nata per sensibilizzare il brutale automobilista sui “troppi decessi” di chi sceglie le due ruote. La manifestazione ha pure mantenuto la sua caratteristica di neutralità rispetto alla politica, che invano ha tentato di metterci il cappello. Non si sono visti striscioni, slogan, simboli di partiti o movimenti. Solamente uno sparuto vessillo con scritto “No Tav” sventolava totalmente ignorato dal portapacchi di una vecchia bici di un signore baffuto.
    I Fori Imperiali alle 17 erano stracolmi, dal Colosseo al Vittoriano si poteva vedere un’ unica macchia multicolore di caschetti salvavita, crani pelati, cappelletti sportivi, ma poteva essere una manifestazione come tante, erano infatti immobili le bici che avrebbero dovuto fare da protagoniste, dimostrando l’ equa leggerezza della pedalata, come alternativa allo sbuffare dei suv, delle troppe auto blu, dei mastodonti a due piani e terrazzo che portano in giro a ciclo continuo frotte di giapponesi con le mascherine antismog perennemente sulla bocca.
    Via del Corso ieri aveva più passanti che sampietrini, chi si è avventurato per la maggiore arteria di accesso al luogo del raduno, è stato costretto a proseguire con la bici a mano almeno fino a Largo Chigi.
    alle 16.15 in punto via dei Fori Imperiali è diventata per un minuto una distesa di bici e persone immobili e in silenzio. Sono stati in molti tra quei cinquantamila meno uno ( sempre a detta degli organizzatori) che però, anche a flash mob terminato, sono rimasti belli stravaccati a terra assieme alle loro bici spiaggiate sul selciato scaldato dalla prima vera giornata estiva.
    Fatti salvi tutti i sacrosanti principi che avevano portato tutte quelle persone a pedali verso la Capitale, il clima generale è sembrato, come minimo, un po’ perplesso. Molti si sono chiesti quanto fosse valsa la pena di pedalare fino alle auguste rovine dei cesari, se poi si era costretti a mimare tutti il monumento al bersagliere ciclista. Prefetto e sindaco d’altronde erano stati categorici: solo una manifestazione di “ciclisti statici”, che un po’ è come vietare il vino a un raduno di alpini.
    Alle 17 in punto già passavano i camioncini con le spazzole a pulir la strada, come dire che la festa era finita. Un manipolo d’irriducibili ha tentato un blitz, pedalando in ordine sparso sul Lungotevere fino a S.Pietro. Qualcuno ha battuto loro le mani, ma erano più quelli nervosetti che ce li hanno mandati…Non per cattiveria, ma solo per ribadire che Roma non è un paese per ciclisti, soprattutto un sabato pomeriggio di quasi maggio.

    LA STAMPA 29 aprile 2012

  2. Marcello scrive:

    Ciao
    leggendo l’articolo di Nicoletti e vedendo il video viene da chiedersi e quindi? A quale manifestazione è andato?
    O aveva i paraocchi o è cieco o era semplicemente stordito dal sole.
    In effetti ridurre in quei termini una manifestazione di 10000 persone non solo è riduttivo è quantomeno sospetto.
    Cosa c’entra che il problema sono i ciclisti della domenica? Quelli che sono morti nei giorni infrasettimanali erano della domenica con l’orologio sbagliato?
    Io vado in bici tutti i giorni ed il problema non sono gli altri ciclisti ma gli automobilisti che non danno la precedenza, che telefonano guidando, che girano a destra dopo averti superato, che girano senza mettere la freccia etc.
    Da come scrive mi sa che Nicoletti la bici non l’ha mai presa … o è lui che la prende solo la domenica…
    Mha sono perplesso…
    Marcello

    • william maddler scrive:

      Converra` che definire “manipolo” quello che in realta` era una massa critica composta da almeno qualche centinaio di persone e`, se non altro, fuorviante se letto da chi non c’era. No?

      Sembra quasi che il fatto che l’AMA alle 17 in punto abbia iniziato la pulizia della strada (in barba alla romanica pigrizia!) sia responsabilita` di chi ha organizzato la manifestazione e non di chi aveva fretta di sgomberare la piazza.

      Inoltre anche lei, ma forse non siamo stati noi abbatanza bravi, ha dimenticato che abbiamo scelto di fermarci perche` in piazza c’erano non solo persone in bici ma anche persone a piedi, come me. Persone che, al di la del mezzo che scelgono per muoversi, credono che le citta` dovrebbero avere una diversa mobilita`, incentrata sulle Persone e non sulle automobili.

      Perche` prendere cosi` male l’idea di rallentare e fermarsi a parlare? Mi sembra quasi un attacco compulsivo ripetitivo. pedalare! pedalare! pedalare!

      Buona pedalata e, se vede un pedone, magari si fermi a scambiare due chiacchiere.

  3. lucaddeu scrive:

    Gentile Gianluca Nicoletti,
    sono l’autore del presente blog e del post in questione.
    Ho scelto di non mettere il mio nome perché mi interessa mettere in luce i contenuti e non la mia persona. Essendo l’unico titolare del sito sono comunque facilmente rintracciabile come responsabile.
    Riguardo la Sua risposta devo dire:
    non mi sembra di aver espresso i miei concetti con tanto livore. Se così sono stati interpretati mi spiace, sinceramente. Non scrivo per professione e quindi è possibile che si tratti di una mia mancanza di capacità espressiva.
    Un video merita tanta dietrologia quanta gli utenti ritengono di dovergliene attribuire. E non vale il gioco “ho scritto altro, ho fatto altro, ecc”. Vale il video. Si giudica quello. Se Lei lo avesse ritenuto un video di poco valore o poco esaustivo non avrebbe dovuto pubblicarlo, soprattutto su un sito importante come quello di un giornale nazionale. Si possono pubblicare le proprie scuse se si riconosce di aver sbagliato; quelle verranno accolte con grande serenità da chi l’ha criticata. Me medesimo per primo.
    Quella del portatore unico dell’orgoglio del ciclista, mi scusi, è un’affermazione che non trova riscontro in ciò che ho scritto. Non mi sembra proprio di aver affermato questo. Ho esplicitato un comportamento che intendo mantenere nei confronti di alcuni organi di stampa che ritengo non adeguati alla mia necessità di essere informato.
    Per quanto riguarda le mie “accuse” continuo a considerarle fondate.
    Primo: dire che la gente è ferma senza euforia fa pensare proprio ad una manifestazione un po’ sottotono. Che manchi l’euforia è una Sua impressione e va bene, ma sostenere che siano tutti fermi, senza esplicitare che non sono stati concessi i permessi per una manifestazione itinerante, equivale a dire il falso. È come dire “I ciclisti si sono ritrovati, ma sono poco euforici e quindi si sono stravaccati a terra”. In realtà non ci si poteva muovere e dopo un po’ ci si stanca a stare in piedi.
    Secondo: perché negare che il problema della sicurezza dei ciclisti consiste nella mancanza di strutture adeguate e nella crescente pericolosità degli automobilisti, sempre più indisciplinati e sempre meno sanzionati dalle forze dell’ordine? Cercando peraltro di dirottare il problema su di un terreno inesistente: la pericolosità del ciclista domenicale. Questa proprio non l’ho capita. Ma evidentemente si tratta di un mio limite.
    Saluti
    n.b. Non l’ho ancora fatto, ma La ringrazio per aver risposto al mio post.

  4. Ogivio scrive:

    Per quanto mi riguarda non vedo Nicoletti come “nemico” dei ciclisti, però mi sembra che il suo articolo sia pregno di scetticismo e disillusione, un po’ da “ciclista della domenica”, se mi è concesso. Avrei certamente preferito leggere un maggiore entusiasmo visto anche il momento storico in cui viviamo per veicolare un messaggio un po’ più forte, primo fra tutti il fatto che sia possibile muoversi in modi alternativi (cfr. da La Stampa del 30/04/2012 “Benzina record ad aprile: +20,8%”) e che c’è tanta gente che lo fa malgrado i rischi, ma forse davvero la linea editoriale non lo consente.

  5. TOSostenibile scrive:

    Ragazzi, non é un problema di Nicoletti, ahimé é proprio la testata, che incurante totalmente della responsabilità sociale che ha nella sua penna si “permette” di trattare argomenti spinosi e complessi con una leggerezza totalmente ingiustificabile.
    Ma ci si rende conto della potenza e della penetrazione che ha oramai la notizia scritta e il video nella rete?
    L’opinione pubblica se non la fa la politica (siamo in Italia…e ciò lo ben sappiamo..) la devono costruire i giornalisti!

    L’autocritica sul video realizzato velocemente è sicuramente apprezzabile e la Stampa é indubbiamente un giornale che si continuerà a leggere e comprare, ma d’ora in avanti se possibile, cerchiamo di dare il giusto peso alle notizie, fornendo dati e particolari e spiegando puntualmente del perché si era in piazza a manifestare senza trattare l’argomento con questa cronaca spiacevolmente un po’ spicciola e alquanto superficiale.

    I media su internet hanno una responsabilità enorme siatene ben coscienti!

  6. Nervoz scrive:

    Qualcuno di voi si ricorda qual è, da anni, il soprannome che diamo alla Stampa qui a Torino? Tanto dovrebbe bastare🙂

  7. bruno scrive:

    visto solo oggi il video. che dire… non è un falso, ma non è neanche un punto di vista. Non merita tanta dietrologia, è vero, perché è privo di contenuti. non è un’analisi nè delle motivazioni della manifestazione, nè una fotografia di quello che stava accadendo in quel momento. non racconta nulla: è la versione multimediale del più inutile commento da bar che però un quotidiano nazionale pubblica, è questa la vera tristezza.
    sarebbe stato giustificabile se a quel video estemporaneo fosse seguito un articolo approfondito, cogliendo l’occasione della manifestazione per parlare dei temi della mobilità sostenibile, che più che un diritto dovrebbe essere un dovere. e invece nulla, non sapremo mai perché decine di migliaia di persone sono andate a roma, sappiamo solo che erano un po’ ammosciati.
    la replica qui era abbastanza buona, quella fatta sulla stampa è peggio del video, incommentabile: credevo che un giornalista non dovesse rafforzare le sue opinioni raccontando di sè ma argomentando e riportando dati…

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